ALESSIA ROMAELENA GRIMALDI
ROSSELLA CAPUAASHA BLISS
LOLA FERRISHOWTIME COMMUNITY
MICHELLE FERRARISHOWTIME FILM ONDEMAND
VAI AL SITO DI ANDY CASANOVAVAI AL SITO DI LETIZIA BRUNIVAI AL SITO DI KIKAVAI AL SITO PALOALTO GAY
SILVIO BANDINELLI FACTORY
CHI SIAMO
LE ATTRICI
I REGISTI
SILVIO BANDINELLI
TRAILERS
LO SHOP SHOWTIME
CONTATTACI
LINKS
LE NEWS DAL MONDO SHOWTIME
LE ANTEPRIME
   
Questi sono gli ultimi trailers inseriti.
Per visualizzare l'archivio di tutti i trailers disponibili visita la sezione "TRAILERS".
 
     SHOW TOYS
     CALENDARI SHOWTIME
     L'EMISSIONE SHOWTIME
 
 
E IL COMPAGNO BANDINELLI DISSE: RESISTERE!
   
  Esce "Abuso di Potere", il film pił schierato ed estremista fra quelli politici di Silvio Bandinelli. L'ultimo, con la sua firma. Dichiaratamente ispirato alla cronaca e alla situazione italiana.
torna indietro
 
     
 

"Tu sei comunista?"
"Io penso di essere un rivoluzionario".
(da Abuso di potere, 2003)

Silvio Bandinelli cambia stile per il film che ufficialmente chiude la sua carriera di regista. Gira con la macchina a mano (una piccola digitale), in piano sequenza, curando ancora più del solito la recitazione, i dialoghi e la fotografia, che sono poi l'unico modo per riuscire a trasmettere qualcosa, anche al di là delle erezioni, comunque indispensabili considerata la materia. Se fosse un film normale "Abuso di potere" sarebbe un thriller politico: la storia di un avvocato candidato alle elezioni che rischia la galera per corruzione e quella di un magistrato che per convenienza cambia opinione, identità, faccia, e lo tira fuori dai guai. E poi è la storia di un balordo che ancora nutre qualche ideale ma che in seguito si accorge di essere solo una pedina in uno scacchiere in cui le mosse sono già state stabilite. Abbiamo intervistato Bandinelli per cercare di capire meglio i contenuti del suo ambizioso progetto. Per i dettagli sul film, vi rimandiamo invece alla recensione sul prossimo numero.

Nell'articolo che presentava l'uscita di "Cuba", due anni fa, già dicevamo che si trattava del tuo ultimo film. Questo lo è veramente?
Non potevo chiudere con "Cuba": troppo tranquillizzante e celebrativo. Desideravo dire, una volta per tutte, come la penso, mischiando le carte. In ogni caso volevo chiudere con un film non necessariamente spettacolare. E mi sono volutamente piegato alle esigenze che il porno impone, anche a livello narrativo. Un film porno fatto anche per un pubblico più lontano dalle mie tematiche, ma che apprezza qualità e sesso. E poi volevo contaminare il porno con il G8, con Genova e la Resistenza dei compagni. Sì, è il mio ultimo film, o meglio, è l'ultimo film a firma Silvio Bandinelli. Attenzione, non è solo trasformismo e marketing: Silvio Bandinelli è la mia identità, l'unica non contraffatta. Continuerò a girare alcuni film, a supervisionarne altri, scriverò le sceneggiature. Presterò corpo e mente alla Showtime. "Marco Trevi" è il mio attuale lavoro da regista. Credo che avrà un ottimo successo. Ma potrei domani barattare la sua identità con un'altra. Ho diverse carte di identità contraffatte. Sono un falsario.

"Abuso di potere" mi sembra racchiuda un po' tutte le tematiche che hai trattato nella tua carriera, come fosse un unico grande remake: c'è Bella Ciao come in "Mamma", gli anni di piombo, la famiglia borghese decaduta come in "Bambola" e ne "Il confine", le utopie come in "Cuba". Cosa ne pensi?
E' vero, mi sono omaggiato. Ho un'evidente personalità con tratti narcisistici e mi curo così. Sono un velleitario e dunque affermo una poetica anche nel porno. Su Bella Ciao il discorso è diverso. Chiudeva "Mamma", cantata a cappella da una mia amica fotografa, ed era la canzone chiaramente contestualizzata al periodo storico. L'immagine che scorreva era uno stop-frame dei due giovani partigiani nell'atto di puntare i mitra. La Resistenza (armata). Poi, ahimè, è arrivato Berlusconi e Bella Ciao è tornata a chiudere molti eventi (penso a Santoro, al movimento, etc.). In "Abuso", Bella Ciao è cantata, a cappella, dai ragazzi di Genova, registrata da molte telecamere libere e sovversive, e data alla gente. Osteggiata dai media.

A proposito di borghesi decaduti: perché in "Abuso di potere" hai messo in mezzo il prete e i due balordi e non ti sei concentrato solo sulla storia dell'onorevole, anche se poi le vicende confluiscono.
Qui davvero accetto lezioni solo da chi ha titolo professionale in ambito cinematografico. Il porno è soap, telenovela. Tutti i film porno con trama si muovono in questo ambito. Non è nel mio background. La mia cultura e professionalità si è sviluppata in ambito cinematografico, inclusa la pubblicità che giravo in 35mm. E un film, prima di tutto, è una sceneggiatura, ed una sceneggiatura deve tener conto di generi e budget. Il porno non ha budget per potersi esprimere come "linguaggio cinematografico" e non ha i mezzi culturali e le professionalità idonee. Il mio lavoro di scrittura è stato così quello della semplificazione dei caratteri e delle categorie sociali, in un intreccio narrativo che usa le classiche figure del protagonista e dell'antagonista, attraverso montaggi alternati, paralleli, analogici. E' il mio stile narrativo, la mia tecnica di racconto applicata all'hard, per cercare di sfuggire al "telenovellismo" e alla noia di una struttura di narrazione elementare e demagogicamente populista.

L'antieroe un po' balordo ma sognatore, interpretato da Zenza Raggi, è molto simile a quello interpretato da David Perry in "Cuba". Sei affezionato a questa figura?
Forse sono pigro, forse mi ripeto, ma sostanzialmente il compagno che delinque per necessità sociale mi sta fortemente simpatico. Ma sono uno stronzo e spesso li faccio morire: in nome della morale.

Uno dei personaggi dice: "Ho fatto una scelta, non ci so stare nel sistema". E' una frase che cita te stesso, come regista e uomo per nulla allineato ai colleghi?
No, assolutamente. Io sono delicatamente inserito nell'ingranaggio. Sto comodo, tra due denti di una sezione dell'ingranaggio stesso. Non sono un drop out. Mi rivendico come persona che pensa, che svolge un lavoro anche creativo e che si diverte a far sapere alla gente come la pensa in politica. Mi definirei, secondo le comuni accezioni, un estremista di sinistra. Non militante. Fuori corso. Dei miei colleghi ho davvero sincero rispetto e, per alcuni di essi, molta simpatia umana. Ma siamo diversi ed io sono polemico, non tollero stupidità e buffonate, provoco intellettualmente. Capisco che tutto sommato potrei stare sui coglioni (il condizionale è più forma che sostanza) a più di un collega, distributori inclusi. A me proprio sui coglioni non mi sta nessuno, anche perché eventualmente mi sposto.

La tua carriera è cominciata coi porno "normali". Quando ti sei accorto che nell'hard si poteva anche mettere un messaggio, un'opinione?
Quando la vita mi ha portato a fare come mestiere il regista e il distributore porno. Me stesso, la parola d'ordine che mi ero dato era: me stesso. E ho scritto, incurante del velleitarismo che oggettivamente mi pervadeva. L'operazione intellettuale ha però funzionato e si sono avvicinati i media, si sono aperte le porte della Casa della Cultura a Milano ed altri simili "nefandezze". Il pubblico ha avvertito l'autenticità di Silvio Bandinelli e mi ha accolto e portato ad essere un regista che si vende, di cui si aspetta il film. Un nome che fattura. Non so quanto sia opportuno inserire un punto di vista sociale, politico o poetico nell'hard. E' un genere talmente sputtanato.

Ma ha senso "fare politica" con la pornografia?
Beh, in un paese come il nostro che ha deciso di affidarsi ad un uomo affetto da delirio di onnipotenza, penso che tutto possa essere lecito e legittimo. Ma per me lo era anche prima, con "Ulivi" e polizie che menavano i disobbedienti. Sono senz'altro un mediocre intellettuale e i miei film politici sono atti vandalici contro il sistema culturale e il buonsenso. Contro la verità contraffatta. Il mio è certamente vandalismo culturale. Sono un teppista. Un teppista borghese. Se sia opportuno inserire tematiche alte nel porno, come ho già detto, non saprei dire. Io l'ho fatto e dunque si può fare.

Parliamo dei contenuti di "Abuso": la tesi è che politica e terrorismo hanno lo stesso burattinaio. Ti riferisci alle cosiddette "stragi di stato" degli anni '70, ai sedicenti rivoluzionari di oggi che ogni tanto balzano agli onori delle cronache, oppure a cosa?
In "Abuso di potere" non si parla di terrorismo. E' un film sull'Italia di oggi, in cui il senso degli affari prevale su quello democratico. Non mi interessano le sedicenti (o reali) BR e piango l'omicidio di Marco Biagi. Non credo in questa democrazia parlamentare che se ne fotte dei cittadini, sostituiti dai " consumatori". Credo che dalla violenza del sistema e del potere sia giusto difendersi anche usando violenza. Personalmente ritengo che gli atti vandalici dei cosiddetti Black Block a danno dei simboli del capitalismo guerrafondaio, abbiano un alto valore simbolico e rivoluzionario.

Perché nel film il magistrato si lascia corrompere: per denaro, per paura, perché è uno dei famosi voltagabbana?
Il giudice si lascia corrompere perché è pieno di debiti e se non paga rischia la vita. Sceglie anche di cambiare maglia ed entrare nel club degli affaristi. Gente vile, piegata al potere e al dio denaro che mi fa schifo. Infatti il mio "eroe" piscia sul manifesto elettorale che ha la faccia sorridente di Cesare Parsitta-David Perry. Se non avessi temuto di rischiare l'arresto magari ci avrei messo la foto di qualcuno vero...

La relazione con la cameriera e il gioco di gruppo (come si vedeva anche ne "Il confine") mi sembrano pretestuosi: si tratta delle famigerate esigenze dell'hard?
Quasi tutte le scene hard possono sembrare pretestuose in un film narrativamente corretto. La storia è in fondo un coito interrotto (che paradossalmente è proprio dalla pornografia).

Alla fine il politico dice ridendo: "Se il mondo si cambiasse andando in piazzaÉ". E scorrono le immagini di Genova: è scoppiata la rivoluzione oppure la rivolta popolare è stata placata nel sangue?
L'avvocato Parsitta ha probabilmente ragione: il potere se ne fotte delle piazze e non muta direzione né volto. Ma fuori si alzano le barricate e si fa resistenza. Il sangue dei compagni uccisi non è mai scordato e talvolta la piazza presenta il conto, usando la violenza come unica risposta plausibile alla violenza del potere. Però bisogna stare attenti a non fare il gioco del sistema. Altre grandi manifestazioni sono state del tutto pacifiche e con la benedizione dei media. I media, spesso, sono uno dei bracci armati del potere stesso. In tal senso è di alto valore simbolico, prima dei titoli di coda, l'immagine di un "teppista" dal volto coperto che lancia una telecamera all'interno di un'auto in fiamme.

La domanda fatidica è: considerata la situazione attuale, un mondo migliore è possibile oppure non c'è speranza se tutti i ragazzi sono come la figlia del magistrato?
Non tutti i giovani sono come la figlia del magistrato, certamente. Ma non è neanche un personaggio fuori dalla realtà. Sempre esisterà un gruppo di persone che crederà in un mondo migliore e più giusto. La nostra vita è così breve che ci affanniamo a darle un senso.

Quando è uscito l'articolo di Libero in cui annunciava a tutta pagina un film hard ispirato al caso Previti, c'è stata qualche reazione da parte di qualcuno?
Il settimanale Panorama ha preparato un servizio con intervista, che poi è stato bloccato: evidentemente sono meno liberi che al quotidiano di Feltri. La sinistra ufficiale mi snobba, giustamente. Invece i centri sociali e il movimento mi hanno mandato attestati di simpatia.

Ormai anche nel circuito del cinema normale si gira in digitale e mostrare l'hard non ha più quei limiti di censura che fino a 6/7 anni fa era impensabile travalicare. Pensi ci possa essere lo spazio per fare qualcosa o quel mercato è ancora vincolato a logiche commerciali troppo rigide?
Tutto si può fare e le telecamere digitali consentono produzioni indipendenti, underground, a basso costo. Le sale però sono in mano a pochi (Berlusconi, in primis) e la censura di mercato (che inibisce l'uscita del film "diverso" dalle sale stesse) è spietata.

Perché secondo te il cinema politico italiano, salvo qualche rarissima eccezione, è morto ormai da tanti anni?
Il cinema politico è morto perché non vende, perché non ci sono più registi con una passione civile. E perché l'Italia è un paese di merda.


REWIND: LA CARRIERA

Silvio Bandinelli è nato a Tripoli. L'anno prossimo compirà 50 anni. E' laureato in Storia del cinema.
Ha cominciato a lavorare nel mondo dell'immagine poco più che ragazzino, come modello per alcuni film pubblicitari, e sempre nella pubblicità si è affermato prima come produttore esecutivo e poi come regista. E'stato anche editore di pubblicazioni per ragazzi e proprio il contatto con l'editoria ha fatto da viatico per la sua carriera nel mondo del porno.
E' il 1990.
Alla fiera del Mifed di Milano acquista i diritti per le edicole di alcuni titoli in videocassetta di Moana e Cicciolina e un paio d'anni dopo si trova a valutare la proposta di realizzare una serie di film come regista. Il debutto avviene con la saga on the road di Eva Orlowsky ("La motociclista", "L'autostoppista", "La camionista") e con la prima volta hard della "regina de la noche" Maurizia Paradiso, all'apice della popolarità. In doppia versione esce invece un ambizioso porno-thriller: l'edizione hard s'intitola "Masquerade", quella soft, "Bassi istinti". Lo pseudonimo adottato fin da subito è Frank Simon, in omaggio a Franco Simone.
Dopo aver fondato la propria casa di produzione, la Showtime Communications, Bandinelli inizia a produrre e distribuire in proprio, realizzando, tra gli altri, "Cuore di Pietra" e "Il rosso e il nero", con protagonista Selen. La sua popolarità s'impenna dopo il clamore di "Mamma" (1997), rilettura hard della Resistenza Partigiana. La risonanza sulla stampa nazionale lo spinge ad uscire allo scoperto, dichiarando la sua fede politica e connotandosi con un modo di concepire l'hard del tutto originale, più vicino a una pretesa autoriale della pornografia che non ai generi tipici del cinema di consumo, sia per i contenuti delle storie raccontate, sia per le precise scelte di marketing. Fra i suoi film più ambiziosi e riusciti segnaliamo, altre al già citato "Mamma", "Festival", "Fallo da rigore", "Cuba", "Pulp".

 

Copyright © SHOWTIME 2005 - E' vietata la riproduzione anche parziale senza l' autorizzazione dei proprietari